12 - 13 maggio 2026
Università di Roma Tor Vergata
Via Lucullo 11, Roma
Saluti istituzionali
Lucia Ceci
Direttrice del Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società - Università di Roma Tor Vergata
Daniela Felisini
Co-coordinatrice del progetto "Convergenze e divergenze" - Università di Roma Tor Vergata
Keynote speech
Attori e relazioni internazionali: vincolo, opportunità od obbiettivo per le politiche industriali ed energetiche europee?
Angela Romano
Università di Bologna
Imprese energetiche e integrazione europea, tra iniziative di cooperazione e politiche comunitarie (1965-1992)
Damiano Toderi
Università di Roma Tor Vergata - Università di Genova
Discussant: Elisabetta Bini (Università di Napoli Federico II)
L'intervento esamina il ruolo svolto dalle imprese europee del settore energetico nei dibattiti sulla definizione di una politica energetica comune in seno alla Comunità europea, un processo che la storiografia ha tradizionalmente analizzato privilegiando le posizioni dei governi nazionali. Concentrandosi in particolare sulle imprese a partecipazione statale, l'intervento intende mettere in luce le posizioni di queste imprese nei confronti dell’integrazione europea e il modo in cui esse trovarono nella dimensione comunitaria una cornice adatta per difendere i propri interessi attraverso la cooperazione, sia nei confronti delle concorrenti private sia, in alcuni casi, degli stessi governi nazionali.
Un ruolo determinante in questo processo fu svolto dal Centro europeo dell'impresa pubblica, di cui vengono ripercorse brevemente le principali azioni e posizioni in materia energetica. Accanto a questa forma di rappresentanza istituzionale, tuttavia, l'intervento esamina anche altre iniziative di cooperazione diretta tra imprese, finalizzate all'elaborazione condivisa di posizioni di policy. In particolare: il coordinamento tra ERAP, ENI e Deminex nella seconda metà degli anni Sessanta, per rivendicare il ruolo delle imprese europee in relazione alle prime proposte della Commissione per una politica energetica comunitaria; l'iniziativa congiunta di cinque compagnie che, in stretto dialogo con la Commissione, cercarono risposte comuni alla crisi petrolifera degli anni Settanta; infine, le attività di coordinamento tra le imprese europee del gas naturale di fronte alle proposte di liberalizzazione degli anni Ottanta-Novanta.
Attraverso questa ricostruzione, fondata su fonti primarie provenienti dagli Archivi storici dell'Unione europea e da archivi d'impresa (Archivio Storico ENI, Archives Nationales du Monde du Travail, Archives du Groupe Total), l'intervento intende mostrare l’azione di lungo corso delle imprese nella costruzione della politica energetica europea.
Diplomazia delle infrastrutture: l'Italia e la diga di Kainji in Nigeria (1963-1969)
Marco Panfili
Sapienza Università di Roma
Discussant: Elisa Grandi (Université Paris Cité - LIED)
L'intervento ricostruisce la vicenda della costruzione della diga di Kainji sul Niger da parte dell'Impregilo, i cui lavori ebbero luogo tra il 1964 e il 1968. Il progetto si inseriva all'interno del piano di sviluppo nigeriano, finanziato dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) tramite la creazione di un gruppo consultivo partecipato dagli Stati Uniti e dai principali paesi europei, tra cui l'Italia.
Le reticenze italiane a partecipare attivamente al piano di sviluppo nigeriano posero però l'Impregilo in una posizione molto precaria rispetto all'assegnazione dei lavori, per i quali risultava inizialmente favorita. Alla fine Roma, anche dietro le pressioni dei funzionari della BIRS e del governo nigeriano, finanziò il progetto con un prestito da 25 milioni di dollari. I lavori furono così assegnati all'Impregilo che completò la diga nel 1968 nel pieno della guerra del Biafra. Già prima dello scoppio del conflitto, la degenerazione del clima politico nigeriano ebbe dei riflessi anche nei cantieri di Kainji, dove nel settembre del 1966 si verificarono violenze di matrice etnica, con l'uccisione del personale igbo e l'evacuazione dei sopravvissuti.
L'intervento si concentrerà quindi sui contatti diplomatici che portarono all'assegnazione dell'appalto all'Impregilo, attraverso un'analisi del materiale documentale proveniente dagli archivi del Ministero degli Affari Esteri, della Banca d'Italia, di Mediobanca e dalla Banca Mondiale.
Ambiente, energia e industria nelle politiche europee dagli anni Settanta a oggi
Serena Casu
Università di Roma Tor Vergata
Discussant: Giuliano Garavini (Università Roma Tre)
Obiettivo di questo intervento è comprendere in che modo la politica industriale e quella energetica si sono relazionate con la politica ambientale, a partire dall'avvio di quest'ultima negli anni Settanta, fino al recente Green Deal. Fin dalle prime fasi della sua elaborazione, infatti, la politica ambientale ha avuto tra i principali obiettivi la sua integrazione con le altre politiche europee. Il rapporto con le politiche industriali ed energetiche emerse immediatamente: la sua stessa origine fu legata ai "problemi della moderna società industriale", tra cui l'inquinamento era il più evidente; quasi subito emerse anche il nesso con la scarsità delle risorse, manifestatasi con le crisi energetiche dello stesso decennio.
A lungo, tuttavia, la politica ambientale è rimasta ai margini, in posizione secondaria rispetto ai grandi temi della politica industriale ed energetica. Solo di recente, in seguito all'affermarsi della questione climatica come tema chiave delle preoccupazioni ambientali, è cominciata una fase di crescente peso della politica ambientale, che ha raggiunto il suo apice nel 2019 con il lancio dello European Green Deal, nel quale la questione climatica è stata considerata il fulcro dell'intera strategia politica europea, tracciando la guida anche per le politiche industriali ed energetiche.
Si cercherà quindi di comprendere in che modo la politica ambientale, dai margini del processo di integrazione, ha raggiunto il centro del discorso politico europeo, identificando le principali tappe che l'hanno condotta ad assumere un ruolo di guida per le politiche industriali ed energetiche. Per farlo si utilizzeranno principalmente due tipologie documentarie: i documenti prodotti della Commissione, in particolare i Programmi di azione per l'ambiente, consentiranno di identificare la linea politica tracciata dall'Europa e le relazioni tra le tre politiche; la documentazione bancaria della Banca Europea per gli Investimenti e la documentazione relativa al programma LIFE (fondo che dal 1992 è dedicato a obiettivi climatici e ambientali) consentirà invece di osservare in che modo sono cambiate le tipologie di finanziamento alle imprese industriali ed energetiche, man mano che si modificava l'attenzione alle problematiche ambientali.
Il Transmed e la metanizzazione del Mezzogiorno tra relazioni internazionali e interregionali
Filippo De Chirico, Marta Musso
Università Roma Tre / Sapienza Università di Roma
Lo sviluppo delle infrastrutture per il gas naturale è comunemente presentato come il risultato di strategie a livello statale, con i governi nazionali e le società energetiche nazionali (o internazionali) ritratti come i principali artefici. Tuttavia, il gasdotto Transmediterraneo (Transmed), che collega i giacimenti di gas algerini all'Italia e costituisce una delle principali arterie di fornitura di gas nel paese, mette in discussione questa prospettiva incentrata sullo Stato, essendo una grande infrastruttura costruita in larga parte grazie alla perseveranza del governo locale siciliano, e in particolare dell'Ente Minerario Siciliano (EMS).
L'EMS promosse la costruzione del Transmed, che avrebbe collegato l'Algeria all'Italia passando per la Sicilia, contro la soluzione preferita dall'ENI (la società italiana per gli idrocarburi) di utilizzare il GNL per il trasporto, ricorrendo a terminali situati prevalentemente nel Nord del paese, bypassando la Sicilia. Il Transmed era percepito dalle autorità siciliane come un'opportunità unica per lo sviluppo economico del territorio, e queste agirono come un ponte (metaforico e fisico) cruciale tra l'Italia e l'Algeria, soprattutto quando l'ENI abbandonò le negoziazioni per le forniture dopo una controversia con la Sonatrach, la società algerina degli idrocarburi.
L'intervento ricostruisce il ruolo della Sicilia e dell'EMS nella costruzione del Transmed, e la sua importanza nel processo di "metanizzazione", la strategia nazionale di diffusione del gas naturale che ebbe inizio dopo il primo shock petrolifero come parte importante della nuova strategia energetica nazionale. Ricostruisce la natura glocal delle relazioni energetiche italo-algerine nel periodo 1970-1995, e il ruolo giocato dalla Sicilia nel plasmare queste relazioni.
Esaminando le interazioni tra società energetiche nazionali e locali, nonché tra queste società e il livello statale, l'intervento dimostra che il caso siciliano rivela una struttura di governance dei mercati energetici più complessa, dove gli enti regionali possono influenzare le scelte infrastrutturali di lungo periodo e gli allineamenti geopolitici internazionali.
Finché petrolio non ci separi: la crisi del 1973 e i limiti della cooperazione energetica comunitaria (1973-1979)
Maria Sole Barbieri
Historical Archives of the European Union
Discussant: Daniela Felisini (Università di Roma Tor Vergata)
Il contributo esamina i tentativi della Comunità Europea di elaborare una politica energetica comunitaria tra la prima e la seconda crisi petrolifera degli anni Settanta, e si interroga sulle ragioni del loro sostanziale fallimento. Difatti, la crisi del 1973 rappresentò un momento cruciale di ridefinizione degli equilibri interni alla Comunità, poiché rese evidente la vulnerabilità energetica dei Nove e le potenzialità - e i conseguenti limiti - di una risposta collettiva. Attraverso un’ampia ricerca archivistica svolta presso gli Archivi Storici dell’Unione Europea e su fonti nazionali e diplomatiche, il contributo ricostruisce il dibattito comunitario sulla sicurezza energetica, sui rapporti con i paesi produttori e sul ruolo delle istituzioni europee nella gestione della crisi.
Si vuole mostrare come il mancato consolidamento di una politica energetica comunitaria fu il risultato di una fragilità strutturale della cooperazione europea in questo settore, aggravata da divergenze politiche e istituzionali tra gli Stati membri. L’intervento quindi si concentra su tre dinamiche fondamentali. In primo luogo, la riluttanza degli Stati membri a trasferire competenze effettive in materia energetica alla Commissione, nonostante il frequente richiamo alla necessità di una risposta comune. In secondo luogo, si concentra sulla creazione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che spostò il centro del coordinamento energetico occidentale fuori dalla Comunità, riducendo la capacità della CE di presentarsi come spazio prioritario di elaborazione politica. Infine, il contributo analizza come l’assenza di una linea condivisa favorì una progressiva esternalizzazione della gestione della crisi verso fora internazionali paralleli, come la Conferenza sulla Cooperazione Economica Internazionale (Conference on International Economic Cooperation).
L’intervento sostiene dunque che la crisi petrolifera del 1973 mise a nudo le contraddizioni della cooperazione comunitaria in materia di energia: da un lato, l’energia appariva come un ambito in cui l’azione comune era indicata come necessaria; dall’altro, essa rimaneva saldamente ancorata alle priorità nazionali. In questo senso, il periodo 1973-1979 costituisce un osservatorio privilegiato in cui la questione energetica emerge non solo come questione settoriale, ma come banco di prova della capacità politica della Comunità Europea di presentarsi come attore unico e coeso in un panorama internazionale in profondo cambiamento.